"Perchè non ci siamo mai conosciuti e forse potremmo provare a farlo ora"  M.Lamine Seba Sonko di Coubanao - Casamance


La cooperazione internazionale si è storicamente basata su di un aiuto unidirezionale da Nord a Sud , dai “popoli sviluppati”

verso  i “popoli sottosviluppati " poi divenuti Paesi in via di Sviluppo, Paesi emergenti etc

La crisi di valori che investe il mondo occidentale e il fenomeno migratorio pongono oggi alcune domande : Quale senso ha oggi parlare di popoli sviluppati e sottosviluppati ? Che significato attribuiamo a concetti quali salute, malattia , benessere, educazione, guaritore ... e cosa sappiamo di come nella storia dell’uomo si sono definiti e si definiscono tutt’oggi ?

Cosa conosciamo dei valori che orientano la vita dei migranti che arrivano nel nostro paese ? E cosa sappiamo dei popoli che visitiamo come turisti portandoci a casa souvenir di varia natura ? E cosa sanno loro di noi ?

Nella storia della Cooperazione è poco presente la legge dello scambio, si intende il cooperare come azione del dare mai del ricevere

Ma è possibile aiutare qualcuno senza conoscerlo ? La teoria della relazione d’aiuto dice che l’efficacia dell’aiuto è direttamente proporzionale alla qualità della relazione che si instaura tra l’aiutante e l’aiutato

Quindi occorre partire dal presupposto che l’altro non chiede aiuto ma  scambio

Nel testo “Economia solidale” (EMI 2002) Tullio Aymone concludeva così la sua prefazione:

“La speranza è che movimenti di base come quelli citati, pur cos ì differenti fra loro, costituiscano i tasselli di una nebulosa culturale in formazione, che poco a poco riesca a costruire un mondo solidale, ricco di valori e sapienza. Unica prospettiva questa perché l'umanità d'oggi riesca ad affrontare i pesanti problemi irrisolti che la travagliano. Perché in fondo, in questa speranza, si adombra la possibilità di un'economia umanizzata, a misura dell'ambiente naturale e della persona. Perché oggi, di fronte alle grandi manovre finanziarie e agli scambi progettuali cui dobbiamo assistere, si prova la certezza di non vivere più in mondi dominati solo da caste guerriere, ma in un mondo di uomini e potentati che usano l'economia come fosse un'arma, senza curarsi troppo delle vittime. In un 'intervista del 2000 , concessa ad un quotidiano italiano, Amartya Sen, grande economista indiano, premio Nobel, affermava che il mondo contemporaneo abbisognerebbe di profeti e di santi per affrontare i problemi che l'economia e gli economisti non sanno né affrontare né risolvere.”

Forse davvero nessuna cultura può dare risposta ai suoi problemi attuali se non cerca e valorizza anche il sapere delle altre e per fare questo getta ponti per costruire un dialogo reciproco dove conoscerci e imparare a rispettarci.