Irene, Stella (stagiste), Silvia, Nicolas (viaggiatori)  (Agosto 2018)

 

"...non avevo mai avuto l’occasione di viaggiare in luoghi così distanti dalle mie abitudini: il proposito con il quale ero partita era quello di limitarmi ad osservare senza avere uno sguardo di giudizio. Mettere in pratica questo intento non è stato sempre facile, specialmente all’inizio, ma penso di essermi avvicinata ad un mondo che non conoscevo per nulla, e ho potuto farlo attraverso le persone che ci hanno accompagnato, che sono state per me fondamentali."(Irene)

 

" Mi sono interrogata molto su alcuni aspetti della mia vita quotidiana in Italia e sulla situazione che vivono le persone che arrivano nel nostro paese. Ho fatto esperienza per la prima volta della sensazione di essere io “diversa” ed “estranea” in un luogo e mi sono confrontata con un mondo di cui mi ero illusa di conoscere di più." (Irene)

 

"...tanti incontri con persone che ricorderò con un gran sorriso. Persone semplici, poco ambiziose, ma generose, positive e felici anche nella miseria economica. Ho imparato a voler vivere con molto meno, perché non mi manca niente ed ho fin troppo.

 Ho capito che la vera ricchezza è la tela di relazioni che impari a tessere con gli anni, perché giù in Senegal la famiglia elastica comprende i tuoi amici più cari, tuoi fratelli e sorelle, con i quali hanno legami veri e intensi, quotidiani.

 Questo senso della comunità mi ha affascinato, il vivere insieme, cercare l’armonia con l’altro ed esserci sempre nei momenti di difficoltà. Nonostante tale modo di vivere sia difficilmente adattabile alla nostra mentalità individualista e stile di vita, ci sono certi principi che cambieranno il mio approccio alle relazioni e con la mia famiglia, che è il mio nido e la mia sorgente.

 Mi lascia negli occhi della mente dei paesaggi incontaminati, dove ti senti tutt’uno con la natura, ricordi che odorano di erba bagnata dalle forti piogge. Nelle mie orecchie risuonano i djembé, e i miei piedi vorrebbero ancora provare a danzare quelle musiche dai ritmi coinvolgenti.

 Spero di aver lasciato qualcosa di me alle persone che mi hanno lasciato tanto di loro e spero che si ricorderanno di me come io mi ricorderò di loro." (Stella)

 

"Abbiamo visto un mondo lontano dal nostro. Grazie a questo viaggio abbiamo avuto modo di avvicinarci per la prima volta ad un paese del continente africano, fare esperienza di un viaggio di turismo responsabile, avvicinarci ad un'altra cultura, tradizione e modi di vita davvero molto differenti dai nostri.

Molte emozioni : curiosità, stupore, sorpresa, calore, interesse, fastidio (ad esempio quando mi sentivo chiamare toubab) e ci siamo portati a casa persone, contatti nuovi, abitudini diverse dalle mie, il ricordo di posti particolari, un modo di vivere diverso. La voglia di approfondire meglio, comprendere, rielaborare, raccontare l'esperienza vissuta."  (Silvia e Nicolas)

Stefania (Gennaio 2019 )

Nel periodo natalizio ho fatto questo viaggio da sola. Devo dire che il fatto di viaggiare da sola mi è piaciuto molto perché mi ha consentito di avvicinarmi a questa terra e alla sua gente con il mio modo, senza tanti filtri e senza tante "voci". Il Senegal mi ha accolto con tanto calore e curiosità e il mio essere donna e di una certa età credo abbia agevolato le relazioni. Gli incontri sono sicuramente il regalo più caro che porto con me, incontri fatti di sorrisi e di gesti ancora più delle parole. Ma anche le parole sono state importanti: conversazioni intense, profonde, vivaci e allegre con tante persone che mi hanno aiutato ad affacciarmi in questa "vita loro" in cui mi sono immersa con serenità e rilassatezza. Conversazioni che mi hanno permesso di confrontare la mia "visione del mondo" con la visione del mondo delle persone che ho incontrato, giovani, meno giovani, donne, uomini, acculturati, non acculturati: ne è risultata spesso una concordanza di idee e talvolta ho visto negli occhi dei miei interlocutori la sorpresa e l'interesse per un mondo diverso dal loro. Come quando su una piroga comunale mi è venuta in mente Venezia e l'ho descritta ad un gruppo di persone come se raccontassi una favola. O quando, parlando delle prossime elezioni presidenziali, ho fatto riferimento al senso di comunità che nella Casamance è molto sviluppato e al suo potenziale costruttivo e rivoluzionario...Ho accettato i silenzi mitigati da sorrisi quando il mio interesse si rivolgeva all'omosessualità letta negli occhi di un musicista o alla pratica dell'escissione nei riti di iniziazione... ho riso tanto con le donne sui comportamenti di "genere" anche legati al sesso e discusso di questa moda tutta femminile del make up, delle parrucche e delle ciglia finte che fanno sembrare ogni ragazza una indossatrice... Un discorso a parte merita la comunità di Coubanao: credo sia un piccolo miracolo di "affermazione culturale" che riesce a coniugare l'entità profonda di una cultura veramente rurale con le istanze lecite di benessere in termini di servizi alla persona e alla comunità. Io, cresciuta e nutrita di valori socialisti, ho avuto modo, forse per la prima volta in modo così compiuto, di vedere realizzati degli obiettivi comunitari e di sentirne parlare in modo sorprendentemente semplice ma competente. Spero che il sostegno di Teranga alla comunità di Coubanao continui e vorrei, nel mio piccolo, contribuire a coltivare questa bella real